La rotta dei tesori nascosti
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Zara

La Sfinge di Zara

Nel tranquillo parco di Brodarica a Zara, nascosta tra i pini e affacciata sul mare, si trova uno dei monumenti più insoliti e misteriosi della città: la Sfinge di Zara. Lontano dagli itinerari turistici e dal trambusto cittadino, questa scultura monumentale appare come un improvviso incontro con il mito. Questa presenza silenziosa veglia sullo spazio circostante e stuzzica la curiosità dei passanti.

La Sfinge fu eretta intorno al 1918 dal pittore e restauratore zaratino Giovanni Smirich, ispirato dalla mitologia, dal simbolismo e dai motivi orientali che all’epoca esercitavano una forte influenza sull’arte europea. Realizzata in cemento, la Sfinge di Zara è la più grande scultura di questo tipo in Europa: lunga quasi cinque metri e alta circa tre, presenta mani umane che stringono una spada, geroglifici stilizzati sul capo e un’aquila in rilievo sul petto. È rivolta a sud-est, proprio come la sua musa egizia, sottolineando ulteriormente il suo legame simbolico con le antiche civiltà.

La leggenda più diffusa narra che Smirich creò la Sfinge in memoria della moglie, Attilia, scomparsa prematuramente, il cui volto, secondo la tradizione, si cela nei lineamenti della scultura. È stata proprio questa storia a ispirare la credenza che la Sfinge esaudisca i desideri d’amore di chi le si rivolge. Nel corso dei decenni, si sono intrecciate altre storie intorno a essa (stanze nascoste, passaggi segreti e tesori sepolti), ma le ricerche hanno dimostrato che la scultura è priva di cavità interne.

Tuttavia, il vero segreto della Sfinge di Zara non risiede in uno spazio nascosto, bensì nei molteplici livelli di significato che porta con sé. Oggi continua a vegliare silenziosamente sul parco, un connubio tra lutto personale, simbolismo mitologico e leggenda metropolitana.

Nella sua immobilità, racconta una storia d’amore e memoria, e del bisogno umano di imprimere le emozioni nello spazio: in un segno in grado di sopravvivere al tempo e all’oblio.

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